Saranno la crisi, da un lato, e la progressiva presa di coscienza sul fatto che serve una brusca sterzata per non finire nel burrone sociale ed economico, dall'altro lato, ma sta di fatto che succedono cose interessanti in giro per mondo.
Intendo, in questo caso, cose che riguardano i ciclisti e la mobilità intelligiente.
Prendete Londra.
London Cycling Campaign è un'organizzazione no-profit che lavora per dare voce a 11.000 ciclisti urbani orgogliosamente associati. Il diritto a una mobilità sicura sulle due ruote è un cardine della loro azione. Vogliono che la loro città (o meglio megalopoli) diventi più vivibile e pulita. Ci sanno fare e con la loro influenza, cresciuta in anni di attività, hanno contribuito a far raddoppiare gli spostamenti urbani in bicicletta negli ultimi dieci anni.
Le campagne di sensibilizzazione e le provocazioni che portano avanti sono accattivanti. Tra queste una delle ultime è quella che vuole spingere i costruttori di veicoli pesanti a ripensare la progettazione dei mezzi destinati al trasporto di merci in città.
Come spiega un interessante articolo apparso sul sito on-line del Guardian, sono infatti troppi gli incidenti provocati da autocarri che vedono coivolte le biciclette. Basti pensare che il traffico londinese è caratterizzato dalla presenza di un 5% di mezzi di trasporto pesante ma che questo segmento provoca circa il 50% degli incidenti che interessano i ciclisti. Nel 2011 ben 16 di loro hanno perso la vita.
La London Cycling Campaign ha quindi tracciato alcuni suggerimenti per la progettazione dei nuovi veicoli, sintetizzabili come segue:
1 - maggiore superficie vetrata dell'abitacolo per consentire una migliore valutazione del traffico, specie di quello laterale
2 - abbassamento dell'altezza fisica di guida per diminuire la percezione di "onnipotenza" dell'autotrasportatore, salvaguardando il livello di attenzione verso pedoni e ciclisti.
Per meglio spiegarvi queste soluzioni tecniche, ecco un rendering allestito dall'organizzazione che mette a confronto un autocarro tradizionale con quello "dei sogni":
Se l'iniziativa vi sembra velleitaria e se credete che sarà ricevuta dai costruttori con un candido sbadiglio, vorrei sottolineare che in passato la politica tambureggiante di London Cycling Campaign è stata fondamentale per far crescere gli investimenti pubblici a sostegno della mobilità in bicicletta dai 2 milioni di sterline del 1990 agli attuali 100 milioni.
Morale: la massa critica fa la differenza e cambiare si può.
Visualizzazione post con etichetta bicicletta e sicurezza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta bicicletta e sicurezza. Mostra tutti i post
mercoledì 20 marzo 2013
mercoledì 23 gennaio 2013
Ci serve più luce!
Come ormai è tradizione, Ciclopico a gennaio promuove la pratica del ciclismo urbano invernale.
Non smettete di credere che sia possibile praticarlo. Ve lo scrivo dalla mia casetta ai piedi di una ridente vallata delle Alpi Cozie, attualmente sommersa dalla neve.
Che sia un fatto di convinzione e di abitudine l'ho già sottolineato. La questione che invece non abbiamo ancora affrontato è quella legata alla sicurezza.
Il numero limitato delle ore di luce, caratteristico dell'inverno, aumenta di molto i rischi della mobilità su due ruote. Il maggior numero di incidenti che coinvolgono ciclisti si registra infatti nel periodo compreso tra settembre e febbraio, come evidenzia questa interessante infografica commissionata da Arrow Europe, azienda produttrice di soluzioni di illuminazione a led.
La scarsa cultura ciclistica degli italiani si accoppia purtroppo perfettamente con l'altrettanto deficitaria cultura della sicurezza. Eccoli due degli innumerevoli ritardi che inquadrano l'Italia come un paese arretrato, perlomeno più di quanto i propri abitanti spesso non lo percepiscano.
Ben il 65% degli incidenti che vedono coivolti i ciclisti, guarda caso, sono riconducibili a carenze sul fronte della sicurezza. Certo, l'atavica insufficienza di piste ciclabili nelle nostre città contribuisce a generare pericoli ma non giustifica i comportamenti dei singoli.
L'equipaggiamento è tutto e i dispositivi di segnalazione oggi in commercio sono sicuramente più performanti di quelli del passato.
Le bande e i giubbotti riflettenti, obbligatori dopo il tramonto come sancisce il codice della strada, rimangono ancora un fronzolo per molti ciclisti. Lo stesso discorso vale per le luci lampeggianti anteriori e posteriori.
Ecco spiegato perchè articoli di largo consumo in paesi come Germania, Danimarca e Olanda risultano essere degli oggetti misteriosi se mostrati alla maggior parte dei pedalatori urbani italiani. Volete un esempio?
Escludendo i cicloturisti esperti, pochi apprezzano i dynamo hub come questo.
La dinamo che produce illuminazione è un tutt'uno con il pignone della ruota anteriore. Si aziona generalmente con un comando al manubrio e assicura risultati di alto livello, aumentando ovviamente la sicurezza complessiva del mezzo.
Sono molti i dispositivi di questo tipo in commercio ma sono, per contro, pochissimi i negozi che in Italia possono dirsi in grado di proporre in pronta consegna sistemi di illuminazione così evoluti.
I prezzi delle dynamo hub partono dai 70/80 euro, che possono sembrare parecchi.
Ma parliamo di sicurezza e se si vuole speculare su qualcosa, lo si faccia su altri cicloaccessori meno fondamentali anche se più modaioli.
E chissà che non si possa contribuire a far diventare piacevolmente trendy una ruota con la dinamo nel pignone.
Non smettete di credere che sia possibile praticarlo. Ve lo scrivo dalla mia casetta ai piedi di una ridente vallata delle Alpi Cozie, attualmente sommersa dalla neve.
Che sia un fatto di convinzione e di abitudine l'ho già sottolineato. La questione che invece non abbiamo ancora affrontato è quella legata alla sicurezza.
Il numero limitato delle ore di luce, caratteristico dell'inverno, aumenta di molto i rischi della mobilità su due ruote. Il maggior numero di incidenti che coinvolgono ciclisti si registra infatti nel periodo compreso tra settembre e febbraio, come evidenzia questa interessante infografica commissionata da Arrow Europe, azienda produttrice di soluzioni di illuminazione a led.
La scarsa cultura ciclistica degli italiani si accoppia purtroppo perfettamente con l'altrettanto deficitaria cultura della sicurezza. Eccoli due degli innumerevoli ritardi che inquadrano l'Italia come un paese arretrato, perlomeno più di quanto i propri abitanti spesso non lo percepiscano.
Ben il 65% degli incidenti che vedono coivolti i ciclisti, guarda caso, sono riconducibili a carenze sul fronte della sicurezza. Certo, l'atavica insufficienza di piste ciclabili nelle nostre città contribuisce a generare pericoli ma non giustifica i comportamenti dei singoli.
L'equipaggiamento è tutto e i dispositivi di segnalazione oggi in commercio sono sicuramente più performanti di quelli del passato.
Le bande e i giubbotti riflettenti, obbligatori dopo il tramonto come sancisce il codice della strada, rimangono ancora un fronzolo per molti ciclisti. Lo stesso discorso vale per le luci lampeggianti anteriori e posteriori.
Ecco spiegato perchè articoli di largo consumo in paesi come Germania, Danimarca e Olanda risultano essere degli oggetti misteriosi se mostrati alla maggior parte dei pedalatori urbani italiani. Volete un esempio?
Escludendo i cicloturisti esperti, pochi apprezzano i dynamo hub come questo.
La dinamo che produce illuminazione è un tutt'uno con il pignone della ruota anteriore. Si aziona generalmente con un comando al manubrio e assicura risultati di alto livello, aumentando ovviamente la sicurezza complessiva del mezzo.
Sono molti i dispositivi di questo tipo in commercio ma sono, per contro, pochissimi i negozi che in Italia possono dirsi in grado di proporre in pronta consegna sistemi di illuminazione così evoluti.
I prezzi delle dynamo hub partono dai 70/80 euro, che possono sembrare parecchi.
Ma parliamo di sicurezza e se si vuole speculare su qualcosa, lo si faccia su altri cicloaccessori meno fondamentali anche se più modaioli.
E chissà che non si possa contribuire a far diventare piacevolmente trendy una ruota con la dinamo nel pignone.
Etichette:
accessori bicicletta,
bicicletta e sicurezza,
bicicletta in città,
mobilità urbana,
pedalare in inverno
Iscriviti a:
Post (Atom)