Il ciclismo di marzo è un po' come il ritorno ai sensi dopo le rigidità invernali. C'è voglia di tornare sui pedali con il fisico ma anche facendo pensieri e sognando piccoli grandi momenti di estasi sportiva che verranno più in là nei mesi.
Tra questi, per chi vive la bicicletta con una precisa filosofia, da anni figura al top l'Eroica.
L'evento non ha bisogno di presentazioni né di pubblicità, visto che i 3.000 pettorali andranno esauriti in pochi giorni. Trovo tuttavia doveroso sottolineare anche da qui i pregi di una manifestazione capace di miscelare con grande buon gusto le bellezze dei luoghi con la passione pacata e romantica per la bicicletta che fu.
Quest'anno si corre il 7 ottobre, come sempre con ritrovo di partenza a Gaiole in Chianti.
Non starò qui a raccontarvi i dettagli del regolamento, che molti conoscono e che è comunque reperibile sul sito della manifestazione. Vorrei semmai proporvi la suggestione di questa festa per gli occhi e per lo spirito sportivo.
Tra i tanti filmati disponibili in rete ho scelto quello prodotto dalla Brooks, marchio che di ciclismo retrò se ne intende e che da tempo ha fiutato l'enorme potenziale di questo appuntamento ciclistico fuori dal comune.
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martedì 13 marzo 2012
L'Eroica: il ciclismo è suggestione
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martedì 25 ottobre 2011
Prove tecniche di...trasmissione
C'è voglia di cardano?
Diciamo che intorno a questa domanda potrebbe essere organizzato un simposio coi fiocchi. Undici o dodici partecipanti in tutto, equamente divisi tra amanti della meccanica in genere, nostalgici a prescindere, distratti convinti di ascoltare una conferenza sulle motociclette BMW.
E in effetti quando si parla di trasmissione a cardano applicata a una bicicletta si finisce spesso per spiegarla a chi non conosce questa soluzione citando le moto tedesche, che la adottano per tradizione.
Da qualche tempo sembra affiorare, in ogni caso, un cauto interesse intorno a questo antico prodigio tecnico. Un paio di volte mi è anche capitato di imbattermi su Ebay in inserzioni di biciclette a cardano molto antiche. I prezzi tuttavia, nonostante si trattasse di articoli che esigevano restauri impegnativi, sembravano dettati da proprietari più interessati allo sfoggio che alla concreta alienazione del bene.
Restando sul nuovo, alcuni costruttori di nicchia hanno iniziato a introdurre nel loro catalogo le prime bici a cardano. Pur nella ristrettezza dei modelli di questo tipo possiamo dire che si spazia tra articoli molto differenti tra loro. Se non ci credete guardate queste due biciclette a confronto...
Volendole analizzare nel dettaglio, vi invito a riconoscerle facendo attenzione alle seguenti descrizioni. Occhio a non confondervi.
Una delle due biciclette è un pezzo meraviglioso costruito in Germania. Si chiama Ace Kardan ed è prodotta dalla Hawk, azienda specializzata nella rivisitazione di linee retro che si rifanno a motociclette statunitensi degli anni 20. Il telaio è in alluminio, è dotata di un cambio SRAM a 5 velocità, di una suadente sella Brooks color miele e di pneumatici Schwalbe Fat Frank. Un vero gioiellino, che giustamente osa in fatto di design, in piena coerenza con l'originalità della trasmissione a cardano che monta.
Il secondo esemplare è una bicicletta che chiameremo genericamente "Quella", tanto anonima che a fatica riuscirebbe ad essere selezionata tra i premi di un banco di beneficienza parrocchiale. Il motivo per cui si sia deciso di applicare la ricercatezza del cardano a una bici così deprimente mi sfugge e mi fa sospettare di qualche trappola infingarda pensata dal produttore. Per questo non lo citeremo. Vi basti sapere che questo cancello è stato concepito oltreoceano e che probabilmente il suo creatore guarda tutt'oggi alla Alfa Romeo Arna come a un esempio di stile rimasto eguagliato.
E ora rispondete al quiz. Qual'è la bici tedesca?
Diciamo che intorno a questa domanda potrebbe essere organizzato un simposio coi fiocchi. Undici o dodici partecipanti in tutto, equamente divisi tra amanti della meccanica in genere, nostalgici a prescindere, distratti convinti di ascoltare una conferenza sulle motociclette BMW.
E in effetti quando si parla di trasmissione a cardano applicata a una bicicletta si finisce spesso per spiegarla a chi non conosce questa soluzione citando le moto tedesche, che la adottano per tradizione.
Da qualche tempo sembra affiorare, in ogni caso, un cauto interesse intorno a questo antico prodigio tecnico. Un paio di volte mi è anche capitato di imbattermi su Ebay in inserzioni di biciclette a cardano molto antiche. I prezzi tuttavia, nonostante si trattasse di articoli che esigevano restauri impegnativi, sembravano dettati da proprietari più interessati allo sfoggio che alla concreta alienazione del bene.
Restando sul nuovo, alcuni costruttori di nicchia hanno iniziato a introdurre nel loro catalogo le prime bici a cardano. Pur nella ristrettezza dei modelli di questo tipo possiamo dire che si spazia tra articoli molto differenti tra loro. Se non ci credete guardate queste due biciclette a confronto...
Volendole analizzare nel dettaglio, vi invito a riconoscerle facendo attenzione alle seguenti descrizioni. Occhio a non confondervi.
Una delle due biciclette è un pezzo meraviglioso costruito in Germania. Si chiama Ace Kardan ed è prodotta dalla Hawk, azienda specializzata nella rivisitazione di linee retro che si rifanno a motociclette statunitensi degli anni 20. Il telaio è in alluminio, è dotata di un cambio SRAM a 5 velocità, di una suadente sella Brooks color miele e di pneumatici Schwalbe Fat Frank. Un vero gioiellino, che giustamente osa in fatto di design, in piena coerenza con l'originalità della trasmissione a cardano che monta.
Il secondo esemplare è una bicicletta che chiameremo genericamente "Quella", tanto anonima che a fatica riuscirebbe ad essere selezionata tra i premi di un banco di beneficienza parrocchiale. Il motivo per cui si sia deciso di applicare la ricercatezza del cardano a una bici così deprimente mi sfugge e mi fa sospettare di qualche trappola infingarda pensata dal produttore. Per questo non lo citeremo. Vi basti sapere che questo cancello è stato concepito oltreoceano e che probabilmente il suo creatore guarda tutt'oggi alla Alfa Romeo Arna come a un esempio di stile rimasto eguagliato.
E ora rispondete al quiz. Qual'è la bici tedesca?
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mercoledì 23 marzo 2011
Al cospetto di una sella Brooks
Preferireste collezionare un LP autografato da Lucio Battisti o da Duilio Batteristi? Vorreste che vi cucissero su misura un abito firmato Ermenegildo Zegna o Ermengardo Zampogna? E tra le fette del vostro pane, dite un po', ci infilereste qualche fetta di Culatello di Zibello o di Culobello di Zitella?
Avete capito dove voglio arrivare. La qualità, quella riconosciuta e assoluta, ha il difetto di non essere replicabile facilmente.
Ho indagato a lungo tra i meandri della Rete e negli anfratti del commercio elettronico per scovare una sella dal design classico capace di eguagliare una Brooks. E poi ho comprato una Brooks.
Per l'esattezza una B17, la storica tra le storiche, sempre uguale a sé stessa dalla fine dell'Ottocento.
Sinuosa, profumata, superiore. Il corriere me l'ha consegnata oggi. E' l'ultimo tassello che completa il restyling radicale della mia prima bicicletta da corsa, avuta in dono nel 1989 come premio per la promozione a terza ragioneria. Struggente, vero?
Prima di installare la preziosa seduta devo però prendere confidenza con questo oggetto del desiderio. Le istruzioni in fondo parlano chiaro: è costruita a mano plasmando la pelle naturale e incastonando in punti strategici degli inconfondibili rivetti di metallo, decantati nel foglietto come fossero gemme rare.
La sella Brooks va prima massaggiata con unguenti sacri (pensavo di utilizzare l'inestimabile olio di nardo nepalese, che ne dite?). Va tenuta sempre nella giusta tensione, anche emotiva, agendo sul bullone frontale con movimenti singoli di novanta gradi (pochi gradi in più potrebbero essere fatali). Inoltre deve poter godere di un adeguato supporto. Non mi riferisco allo scontato e meno aristocratico canotto reggisella, ma al supporto psicologico, che diamine! In fondo, non è forse sinonimo di una complessa sensibilità la sua riconosciuta attitudine a leggere le natiche del padrone e a modificarsi per divenire la plastica rappresentazione del comfort ciclistico?
Leggendo attentamente il pieghevole di presentazione inizio ad avere qualche dubbio.
Forse non sono abbastanza puro per questa sella.
Mentre ripenso agli errori della mia vita inizio a cospargere il cuoio con il delicato balsamo. Prevedo che più tardi avrò voglia di piangere.
Sinuosa, profumata, superiore. Il corriere me l'ha consegnata oggi. E' l'ultimo tassello che completa il restyling radicale della mia prima bicicletta da corsa, avuta in dono nel 1989 come premio per la promozione a terza ragioneria. Struggente, vero?
Prima di installare la preziosa seduta devo però prendere confidenza con questo oggetto del desiderio. Le istruzioni in fondo parlano chiaro: è costruita a mano plasmando la pelle naturale e incastonando in punti strategici degli inconfondibili rivetti di metallo, decantati nel foglietto come fossero gemme rare.
La sella Brooks va prima massaggiata con unguenti sacri (pensavo di utilizzare l'inestimabile olio di nardo nepalese, che ne dite?). Va tenuta sempre nella giusta tensione, anche emotiva, agendo sul bullone frontale con movimenti singoli di novanta gradi (pochi gradi in più potrebbero essere fatali). Inoltre deve poter godere di un adeguato supporto. Non mi riferisco allo scontato e meno aristocratico canotto reggisella, ma al supporto psicologico, che diamine! In fondo, non è forse sinonimo di una complessa sensibilità la sua riconosciuta attitudine a leggere le natiche del padrone e a modificarsi per divenire la plastica rappresentazione del comfort ciclistico?
Leggendo attentamente il pieghevole di presentazione inizio ad avere qualche dubbio.
Forse non sono abbastanza puro per questa sella.
Mentre ripenso agli errori della mia vita inizio a cospargere il cuoio con il delicato balsamo. Prevedo che più tardi avrò voglia di piangere.
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